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Boxe

LA BOXE NON È DARE CAZZOTTI

“Fluttua come una farfalla, pungi come un’ape. Le tue mani non possono colpire ciò che i tuoi occhi non vedono, muoviti ragazzo, muoviti!” (Muhammad Ali, nato Cassius Marcellus Clay Jr).

Frasi che generalmente risiedono nell’immaginario della gente, del pubblico: ma alla fine cos’è un pugno? E’ tenacia, volontà, forza, cattiveria, capacità di sopportazione. Sembra così facile tirarlo, così facile riceverlo, così facile impararlo. Un pugno è la massima espressione della forza fisica di una persona. Può sembrare strano, ma ci sono leggende che sono diventate quello che sono grazie ai pugni, stando con i gomiti chiusi e la guardia protesa in avanti, come una gazzella, pronti ad attaccare, per bisogno, da soli contro chi sta di fronte e contro tutto il mondo.

Stiamo parlando della boxe, volgarmente chiamata e conosciuta con il nome di “pugilato” (da pugilis, pugno in latino). Un mix di sudore e rispetto, pazienza e determinazione, ecco cos è la boxe, nominata anche “Noble Art”( l’aggettivo “nobile” si riferisce al cuore degli atleti, alla loro capacità di sopportazione).

Il pugilato è uno degli sport più antichi che si conoscano. Esso trova le sue radici nel III millennio a.C, a cui risalgono vari graffiti storici raffiguranti uomini con pugni chiusi, protesi in avanti, con l’intento di iniziare una lotta, vengono conservati al “British museum of London”. Le prime testimonianze letterarie che ci descrivono questo sport sono contenute nel XXIII canto dell’Iliade di Omero, che appunto ci narra dei giochi funebri organizzati da Achille per osannare la valorosa morte di Patroclo. I Greci consideravano la lotta con i pugni una disciplina completa, che valorizzava l’uomo, mantenendo la mente vigile ed un corpo sano e robusto. Invece, per capire cosa fosse per Roma il pugilato, è più che sufficiente osservare il “Pugile delle Terme”, statua ritrovata in via IV Novembre nel 1885 durante i lavori di ampliamento di una strada cittadina e datata alla seconda metà del IV secolo a.C, attualmente è conservata nel Museo nazionale romano.

La boxe, è uno sport dove si incontrano lealtà ed agonismo, spirito di sacrificio e passione. Una danza perenne che congiunge il ritmo alla forza fisica. I principi comuni della boxe moderna sono semplici: l’utilizzo di guantoni, caschetto e paradenti per limitare e attutire i danni della massima potenza di un pugno. L’incontro si divide in più riprese da tre (o meno) minuti, e con l’intervallo di uno. Le categorie di peso sono una moltitudine. Si va dai “Mosca leggeri” (limite di peso 49kg) ai “Supermassimi” (nessun limite di peso).

Vari sono gli stili ma, fondamentalmente, sono tre i colpi base che vengono caratterizzati dalla rotazione del dorso, dalla spinta delle gambe e dall’elasticità del movimento: Diretto (cross), Gancio (hook) e Montante (uppercut). Gli incontri si vincono ai punti, per KO tecnico e non, per squalifica, per abbandono o per resa; è distinzione di sessi, ma ovviamente cambiano il numero di round e le categorie di peso.

Il pugilato è spesso molto criticato, poiché mantiene il primato di sport violento e crudo. Coloro i quali hanno l’hanno praticato possono sviluppare, nel tempo, una patologia che causa varie micro-emorragie, denominata “Dementia Pugilis” i cui sintomi sono la perdita della memoria, la dislessia, la difficoltà nell’ideazione, la difficoltà ad effettuare movimenti di precisione e l’alterazione della personalità.

Vari sono i miti del cinema che ci hanno abituato a figure magnifiche e imponenti, dal “Rocky” al mitico “Alì”, ma ci sono anche i pugili “normali” che frequentano palestre altrettanto normali; lì si riesce a cogliere l’animo dell’uomo con le sue debolezze e difficoltà, si fa leva sulla volontà e sulla voglia di arrivare e c’è un solo principio che agisce incondizionatamente: non mollare!

Perché un incontro di boxe, alla fine, non è altro che un “tu per tu” con quello che sei e con quello che scegli di essere.